L’erede silenzioso

Dal libro L’erede silenzioso pubblicato nel 2011 per puntoacapo edizioni.


      Ciò che rimane

Le luci non rischiarano il porto.
Il faro lungo la profonda notte.
Il movimento delle nuvole
colloquia a bassa voce con il mare.
In un cieco alfabeto le barche,
lettere senza sonno,
sognano una storia che tornerà domani.
Nella rete di alba bianca la mite
sorveglianza si chiude in un sereno
miraggio. L’uomo, nel miracolo
del silenzio, improvvisa le ultime
indicazioni – voleranno
pollini in cerca di testimoni –
sparisce oltre il limite della terra.

*

Qui
le voci lente
passate dopo tante narrate
fantasie. Ora le spente
luci di tregua nei bar
sui soffici caffè. Noi
perché non chiusi a casa
a fare il pane, dare l’ultima
mano di vernice alle pareti,
zittiti ai nostri altari
quando al buio, piegati
a guardare le strade
sotto un cielo bianco
di marmo,
si cade.

*

    Questioni familiari

           A mio padre

Il tempo delle apparizioni degli occhi.
Al mattino due mandorle spaccate
da un insolito timore. Non dico
la corruzione di sempre, ma lacrime vere
ed uno svanire segreto, un armistizio.
In clinica mi consegnarono i silenzi
e gli averi. Ora ci incontriamo qualche volta
al solito marciapiede, sbagliando sempre
l’ora per potersi vedere.

*

Tempo di vivere

Suoni, gocce sottili,
così li ascoltano, sotto le faville
del giorno, così li ascoltano
i cormorani estinti, a frotte, le dita
spezzate, la flotta verso i luoghi:
le fabbriche, gli uffici…Navigano
verso acqua artificiale, vanno
abbandonati tra fiocchi di passioni.
Intorno si preparano le sordità,
con tutti i rumori del creato.

Per ora ardono i collezionisti,
i collezionisti di ore.

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